Con la recentissima sentenza n. 3780/2024 la Corte di Cassazione muta il suo precedente indirizzo sulla ripartizione dell’onere della prova e sulla rilevanza della condotta del cliente.
I danni arrecati dal conduttore all’immobile locato Il conduttore, quando restituisce la cosa locata, è esonerato delle conseguenze derivanti dal deterioramento o dal consumo della cosa stessa, qualora siano riconducibili al suo uso conforme al contratto. Alla scadenza del contratto di locazione, il conduttore è tenuto, secondo quanto disposto dall'articolo 1590 c.c., a risarcire i danni causati all’immobile ed a restituirlo nello stato medesimo in cui l’ha ricevuto, salvo il normale deterioramento o il consumo, risultante dall’uso della cosa, conformemente a quanto previsto nel contratto. La prova degli eventuali danni riscontrati, potrà essere fornita anche mediante presunzioni.
Non è assolutamente né scontato né facile ottenere il pagamento dei canoni di locazione impagati dal conduttore moroso; il recupero può essere fatto in sede di procedimento di sfratto oppure con una procedura separata e distinta. Peraltro prima è necessario valutare l’opportunità di iniziare l’azione recuperatoria, tenendo presente le condizioni di solvibilità del debitore.

Negli ultimi anni si sono visti migliaia di cantieri grazie al superbonus 110%. Ma chi è il responsabile dei danni in caso di errori?
In caso di errori nella procedura del superbonus 110% chi paga i danni? Se viene notificata una sanzione da parte dell’Agenzie delle Entrate di chi è la responsabilità?
In sede di revisione delle condizioni di divorzio, la revoca dell'assegnazione della casa familiare di proprietà esclusiva dell'ex coniuge, può essere considerata come un cambiamento significativo da valutare per determinare un aumento dell'assegno divorzile.
La questione circa la possibilità del controllo delle email dei dipendenti è molto dibattuta in giurisprudenza entrando in rilievo diversi aspetti tra cui la privacy, il rispetto dello Statuto dei lavoratori e il dovere di lealtà del dipendente.
La Corte di Cassazione specifica correttamente i differenti compiti probatori in campo. Il paziente era onerato di introdurre mezzi di prova, anche di natura presuntiva, al fine di accertare il nesso di causalità materiale intercorrente tra l’allegata condotta del medico e l’evento dannoso, mentre non era onerato di provare la condotta negligente ed imperita dell’anestesista, spettando invece all’Azienda convenuta, l’onere di provare che, al contrario, la prestazione sanitaria era stata eseguita con la diligenza, la prudenza e la perizia richieste nel caso concreto, oppure che l’inadempimento (ovvero l’adempimento inesatto) fosse dipeso dall’impossibilità di eseguirla esattamente per causa non imputabile.
Gli Ermellini hanno ricordato che, in base alla costante giurisprudenza di legittimità, nel caso in cui intervenga il decesso del soggetto danneggiato prima della liquidazione del danno biologico dal medesimo subito, il periodo da prendere in considerazione per calcolare il risarcimento è quello che intercorre tra la data in cui si è verificata la condotta illecita e la data in cui è avvenuta la morte del soggetto danneggiato. Non deve essere preso in considerazione, come limite finale per il calcolo del danno biologico, il tempo di aspettativa di vita del danneggiato.